Jung: estroverso o introverso? Relazioni con il mondo

Per la prima volta troviamo, nel pensiero di Carl Gustav Jung, un concetto fondamentale: il “tipo”. Jung, infatti, sulla base della distinzione tra introversione ed estroversione, opera una classificazione degli individui secondo “tipologie psicologiche”. Oltre all’introversione ed estroversione, Jung distingue in seguito quattro “funzioni psicologiche”: il pensiero, la sensazione, l’intuizione e il sentimento.
Qui ci concentreremo però principalmente sui concetti di introverso ed estroverso per esplorare come i due diversi tipi influenzino il modo di stare nel mondo degli individui.
Introverso ed estroverso, che sono le due forme tipiche dell’atteggiamento, secondo lo psicologo, si differenziano in base al rapporto che instaurano con l’oggetto o con il soggetto.
Estroverso: è l’atteggiamento di chi ha un rapporto spontaneo con l’oggetto, riesce ad adeguarsi alle circostanze e accetta i valori dominanti della società. Ha dunque una propensione più per l’oggetto, l’esteriorità, che per il soggetto, l’interiorità.
Introverso: è l’atteggiamento invece di chi, svalutando la realtà esteriore, conferisce maggiore importanza al soggetto, quindi alla sua interiorità. Così facendo, rifiuta il rapporto con il mondo esteriore, per dedicarsi quasi esclusivamente a quello interiore.

Con questi due tipi Jung distingue degli aspetti della personalità umana, che possono essere fondamentali per il tema qui trattato dell’incontro. Penso infatti che, chi è più propenso ad aprirsi al mondo esterno, abbia certo meno difficoltà a fare incontri, a conoscere nuove persone, nuove teorie, ma in questo modo è altrettanto facile incappare in incontri inutili, in cui nulla viene mutato. Ma chi l’ha detto che l’introverso non possa fare incontri? Secondo me, se c’è qualcosa che realmente colpisce, che permette di immedesimarsi, anche l’introverso non può fare a meno di aprirsi a ciò che ha incontrato, perché rispecchia la sua interiorità, e magari gli dà anche modo di capirla meglio. Ecco perché per fare un incontro c’è bisogno che entrambe le parti siano coinvolte e vogliano l’incontro, perché altrimenti non porterebbe a nulla se non ad un incontro casuale insignificante, che non muove l’introverso e non interessa l’estroverso.